Franz Brentano -Heinrich Denifle

                Heinrich Denifle O.P.(1844-1905)

 

   Il 10 giugno 1905 moriva a München Denifle, insigne medievista, archivista, studioso della mistica tedesca e di Lutero[1], allora largamente noto per le sue opere. I suoi meriti scientifici erano  stati, d’altronde, riconosciuti da numerose università, tra cui quelle di Innsbruck, di Münster, di Cambridge, che gli avevano conferito il titolo di doctor honoris causa; e varie accademie, come ad esempio quelle di Berlino, Göttingen, Praga, Vienna, Parigi, poi, lo aveva  no annoverato tra i propri soci. Da qualche decennio, tuttavia, salvo qualche sporadica e lodevole eccezione, il suo nome e la sua produzione sono stati sospinti in secondo piano. Eppure, per evidenti ragioni oggettive, le sue opere non possono essere passate sotto silenzio, nonostante in alcune di esse compaiano eccessi di stile e di interpretazioni e talvolta persino aspre polemiche e un linguaggio molto colorito: i suoi contributi ai vari aspetti della storia del periodo compreso tra il 12 e il 16 secolo, allo studio della mistica medioevale[2] e della Scolastica[3] e, poi, alle vicende delle Università medioevali, sono stati decisivi e su di essi si è innestata, e non di rado, la ricerca ulteriore. Al punto che, nel dicembre del 2012, durante un convegno organizzato anche col concorso della Sorbona e dell’Institut de France, è stato scritto che «le Père Denifle a attaché son nom à plusiers publications monumentales, toujours utilisées par les historiens de la France médiévale, en particulier le Chartularium Universitatis Parisiensis (1889-1897) et La Désolation des églises, monastères et hôpitaux en France pendant la guerre de Cent Ans (1897-1899)»[4].

   La stessa ricostruzione della figura e dell’opera di Lutero, nonostante i toni più che aspri, basterebbe a dare prestigio al suo nome[5], tanto che «il rapporto di Lutero con la Scolastica, così come è stato descritto da Denifle, ossia la dipendenza da Ockam, è oggi comunemente ammesso»[6]; e «Denifle ha certamente ragione quando dice: “L’idea fondamentale di Ockham e degli occamisti, cioè l’accettazione da parte di Dio, è diventata pure l’idea fondamentale negli articoli principali e fondamentali di Lutero (della giustificazione sola gratia)”»[7]. Inoltre, come afferma Erwin Iserloh, quando «apparve la grande opera su Lutero dell’anziano sotto-archivista dell’Archivio Vaticano Heinrich Denifle: Luther und Luthertum (Magonza 1903-1906) […] ebbe l’effetto di una bomba sulla venerazione di Lutero del XIX secolo […] In quest’opera, che nel tono è molto condizionata dal suo tempo, è di valore permanente l’aspetto di storia dei dogmi. Denifle mise in evidenza in maniera impressionante la derivazione di Lutero dalla tarda Scolstica con la sua impronta nominalistica […] Per quanto concerne le prime fasi dello sviluppo di Lutero, Denifle costrinse gli studiosi protestanti a controllare le affermazioni di Lutero vecchio su di sé e a intenderlo maggiormente sulla base dei suoi presupposti cattolici. Ciò ha portato i suoi frutti in molti lavori di parte protestante, soprattutto nella grande opera di Otto Scheel, Martin Luther. Vom Katholizismus zur Reformation»[8].

   Ed ancora, sempre secondo Iserloh, Lutero con la sua Erlebnis della torre, perviene a quella che è «l’idea fondamentale della Riforma», cioè alla «giustizia quale giustizia passiva, mediante la quale Dio misericordioso ci fa giusti. Là egli si sarebbe sentito come rinato […] L’intera Sacra Scrittura gli avrebbe mostrato un altro volto. L’affermazione, secondo la quale tutta la teologia di allora avrebbe conosciuto solo la giustizia punitiva, non è esatta, è vero invece il contrario, come ha mostrato con molta erudizione il domenicano H. Denifle»[9].

   Tuttavia, nonostante questo ed altri autorevoli giudizi positivi, sui libri di Denifle nel migliore dei casi è calata quasi una cappa di oblio; e, non di rado, lo sfondo e il presupposto da cui essi muovono viene ad essere singolarmente ignorato e impoverito.

   Qui, nelle pagine che seguono, si vuole proporre non una ricostruzione completa della figura e dell’opera di Denifle, nei suoi vari e molteplici svolgimenti biografici e intellettuali, ma soltanto mettere l’accento su di un aspetto finora quasi del tutto trascurato della sua formazione, che tuttavia è alla base degli sviluppi ulteriori della sua riflessione. L’intenzione di fondo è, in particolare, quella di offrire un contributo per la chiarificazione del suo rapporto con il filosofo Franz Brentano, che è costitutivo, e di dare alla stampe, nella sua interezza e con ampio apparato critico, il carteggio tra i due autori che finora ci è pervenuto. L’augurio è che questa ricerca possa valere in qualche modo, e pur nei suoi evidenti limiti, a sgomberare il terreno dalle macerie e dai pregiudizi che su entrambi gli autori si sono accumulati nel corso dei decenni successivi alla loro scomparsa e che ancora nel loro complesso ritornano costantemente in auge.

    Molti e vari furono i legami, scientifici e personali, che sul terreno speculativo strinsero i principali temi della produzione di Denifle, sin dal suo momento iniziale, al grande alveo della filosofia di Aristotele e di San Tommaso quale esso emergeva negli scritti del giovane Brentano. Non tenerne conto significherebbe impoverire singolarmente la personalità di Denifle, che, proprio con una profonda e continua frequentazione dei testi di Aristotele e dei grandi pensatori del Medioevo, sviluppò capacità logiche e metodo non comuni che lo condussero nelle sue ricerche a risultati altamente innovativi[10].

    Joseph Anton (nome di battesimo) Denifle nacque a Imst il 16 gennaio del 1844, nel Nordtirolo (Austria). «Tirolesi furono pure i suoi antenati, almeno dall’inizio del Settecento, come – attraverso archivi e registri parrocchiali – ha dimostrato esaurientemente A. Troger O. F. M. Forse, in tempi più remoti, vi erano immigrati dalla Svevia. Tali particolari hanno la loro importanza, perché non è raro il caso di sentir pronunciare “Denifle” alla francese, anche da persone dotte»[11]. Il nonno fu maestro di scuola e organista a Sankt Jodok; e anche il padre di Heinrich Denifle, cioè Johan, era stato avviato alla stessa attività, tanto che dopo un breve periodo trascorso a Welten, aveva deciso di trasferirsi a Imst, dove ottenne un posto di insegnante e di organista della locale chiesa. Tuttavia, le sue condizioni di salute erano precarie ed egli ben presto si ammalò e morì di congestione cerebrale nel 1848, lasciando una vedova malaticcia (Anna Fischnaller di Naz, Bressanone) e i figli in condizioni di profonda indigenza. A seguito di queste tristi circostanze, la famiglia per poter avere una vita meno disagiata fece ritorno a Wilten, ma appena dopo quattro anni si spense anche la madre, lasciando cinque bambini, tutti di età inferiore ai 15 anni, doppiamente orfani e privi di qualsiasi sostegno economico. Dopo la morte prematura dei genitori, Henrich Denifle, insieme ai suoi fratelli, venne affidato alla tutela del Dr. Josef Pembaur[12]. Inizialmente, dopo la frequenza delle scuole a Wilten e quella dell’Istituto per bambini del cappellano Sailer in Kronburg bei Zams fino all’età di dieci anni, egli venne avviato alla professione di calzolaio e, poi, di sellaio o valigiaio. Tuttavia, ben presto, anche per le sue doti musicali, riusci ad ottenere, e sempre per intervento del Dr. Josef Pembaur, un posto gratuito nella schola cantorum del Cassianeum di Bressanone, dove poté frequentare il ginnasio diretto dai Canonici Regolari di Neustift[13]. Verso la fine degli studi liceali sentì nascere la vocazione religiosa e chiese perciò di essere accolto nell’Ordine dei Frati Predicatori. Nel Tirolo, dopo la soppressione dei conventi domenicani, da parte del Kaiser Joseph II nel 1875, non c’era più alcun convento maschile. Denifle fu così indirizzato e si recò, come scrisse il p. Szabò, «pedester» al convento di Sant’Anna di Graz, dove il 22 settembre del 1861 ricevette l’abito religioso[14] e assunse il nome di Enrico Susone, probabilmente in omaggio a Lacordaire, la cui lettura l’aveva orientato verso la scelta, e poi in ricordo del beato domenicano tedesco Heinrich Suso. L’anno seguente, «diligenter expleto probationis anno, ipsa Sanctissimi Rosarii festivitate (5. Octob.) 1862 votis Ordinis se obstrinxit».[15]

    La casa dei Domenicani di Graz, a seguito del concordato del 1855 con l’Impero austro-ungarico, era stata rifondata nel 1857 e svolgeva la funzione di noviziato della Provincia Imperii O. P. (Austria, Boemia, Moravia, Ungheria), sotto la guida del priore e vicario generale, di origine italiana, Tommaso Anselmi (Montegrazia 1830 - Graz 1890)[16], alle dirette dipendenze del Maestro generale dell’Ordine. Anselmi nel 1850, dopo il noviziato, aveva proseguito i suoi studi a Santa Sabina (Roma) e, poi, era stato inviato a Santa Maria della Quercia, nei pressi di Viterbo[17], per insegnare ai chierici filosofia e, benchè non fosse ancora prete, come Pro-magister dei novizi. Negli anni seguenti venne richiamato a Santa Sabina, dove vi rimase come Lector fino al 1857. Lo stesso anno venne inviato dal Maestro generale dell’Ordine Vincent Jandel (1810-1872), insieme al P. Albert Edl[18], a Graz per rifondarvi, nel senso della reintroduzione della stretta osservanza, il convento di Sant’Anna, così da preparare una nuova generazione di frati predicatori. Gli inizi non furono facili. Il primo novizio, Franz (Hyacinth) Schönberger, arrivò soltanto nel 1859. Quando Denifle entrò a farne parte, la comunità, nel settembre del 1861, poteva contare soltanto su cinque frati, quattro fratelli laici e alcuni novizii; poi, nel 1867 arriverà ad avere 38 membri. Tra di essi vi furono: Andreas Frühwirth, futuro Maestro generale e Cardinale, Ludwig Adler, Bernhard Zeno (conte veneziano d’antico lignaggio e amico di Massimiliano d’Asburgo).

    Anselmi assunse sin dagli inizi l’incarico di Lector, prefetto per gli studi e maestro dei novizi e mantenne questi uffici, con una breve interruzione di tre anni, fino al 1884, quando divenne provinciale della Provincia Imperii. Dall’Austria «le Père Anselmi étendit son influence réformatrice jusqu’en Hongrie, jusqu’en Galicie et dans la province de Dalmatie. En sorte que toute la famille dominicaine de ces immenses régions lui est redevable»[19]. Tuttavia, Anselmi, poiché non conosceva una parola di tedesco, non poteva svolgere direttamente attività pastorale in Austria e perciò si dedicò principalmente all’insegnamento. Egli padroneggiava la tradizione culturale domenicana e nelle sue lezioni usava soprattutto i testi di Antoine Goudin (+1695), che erano stati ristampati proprio a Orvieto nel 1859; e, poi, la Summa philosophica di Salvatore Roselli consigliata dal Capitolo generale O. P. nel 1838. Accanto ad essi venivano utilizzati anche i testi dei principali esponenti precursori della Neoscolastica promossa da Leone XIII, ossia Matteo Liberatore (+ 1892) Gaetano Sanseverino (+1865)[20]. Nell’insieme, si trattava di autori e di manuali del 170-180 secolo che erano espressione fedele della Scuola romana[21].

    In base alle norme allora vigenti nei conventi domenicani della Provincia Imperii, come risulta dallo Schematismus di Graz di quegli anni, Denifle dovette seguire per due anni i corsi di filosofia e poi per tre quelli di teologia. L’insegnamento, secondo la prassi dell’epoca, consisteva principalmente nella lettura e nel sintetico commento dei manuali e dei testi proposti. Ci si atteneva soprattutto ad essi, senza ulteriori approfondimenti o ampliamenti di prospettiva. La comunità di Graz, comunque, attraeva aspiranti novizi da tutte le parti dell’Impero Austro-Ungarico e anche da altri paesi di lingua tedesca.

    Denifle nel 1862, quasi un anno dopo il suo ingresso nell’Ordine domenicano, ebbe come compagno di noviziato Franz Brentano, al quale «Anno millesimo octingentesimo sexagesimo secundo die decima octava mensis Junii, hora secunda et tribus quatordicem post meridiem in choro ante Altare Sanctae Mariae ad Nives, coram tota communitate, ego infrascriptus Prior venerabilis conventus sanctae Annae Graecensis, habitum scacri ord. Nostri, servatis de jure servandis, dedi Domino Francisco Brentano la Roche /nunc Fratri Angelico (Thom. Aquin.)/ nato (ex legitimo connubio Francisci Brentano la Roche et Mariae Annae Genger) Baudobrigae in Borusia Rhenana die 16 Januarii 1838, cui statim indictum fuit tyrocinii tempus. Acceptatus fuit pro Conventu Graecensi.

P. fr. Thomas Anselmi Prior

Praedictus fr. Angelicus, propria voluntate, ante professionem, ordinem dereliquit; et ad propria noevum est, die 25 septembris anni 1862. Ita est fr. Thomas Anselmi Prior, Conventus et Novit. pro-magister»[22].

     Quei pochi mesi di con-vivenza nel convento di Graz tuttavia furono decisivi per il successivo cammino intellettuale e personale di Denifle, come risulta chiaramente da varie testimonianze. Ad esempio, nella sua prima lettera a Franz Brentano, datata 22.11.1867, Denifle parla nei seguenti termini del suo antico compagno di noviziato:

     «Il lungo tempo trascorso e i vari cambiamenti in esso avvenuti, non hanno potuto affievolire il ricordo gradevole, benché altrettanto doloroso, che di Lei conservo. Lei stesso ha contribuito di tanto in tanto a rinverdirne la memoria, con i saluti amichevoli che ha avuto la bontà di mandarci tramite il nostro rev.mo P. Priore Ludwig e con la sua opera sui molteplici significati dell‘essere»[23].

   Stando alla testimonianza di Claudine Brentano, ossia suor Seraphica, la sorella più giovane di Franz, con Denifle si instaurò un rapporto improntato a profonda amicizia e affinità spirituale, tanto che: «anche durante la sua breve permanenza nel convento domenicano di Graz, nel 1862, egli [Franz Brentano] venne accolto con affetto. Padre Denifle disse qualche tempo dopo – lo so da fonte certa - : “Mai mi sono trovato tanto spiritualmente vicino, e nel mio animo così legato a qualcuno, quanto a Franz Brentano; e la separazione da lui mi sembrava quasi impossibile“».[24] Lo stesso Brentano, poi, in una presentazione della propria attività accademica e scientifica, datata 26 giugno 1870, inserì Denifle, «Lector di filosofia a Steinamanger (Ungheria)», tra i suoi «discepoli»[25]. Infine, nel 1908, in uno scritto pubblicato in occasione dell’anniversario della morte dell’Aquinate[26], parlerà del carteggio con Denifle e si ricorderà di lui come dell‘editore benemerito, dotato di acuto senso storico, del «Chartularium Universitatis Parisiensis» e di vari altri pregevoli lavori[27].

   Il fitto tessuto di relazioni che intervenne a connettere tra di loro i due autori, nel momento iniziale della formazione di Denifle, e nello stesso convento domenicano di Graz, venne molto efficacemente rinsaldato da un comune amico domenicano[28]. Infatti, il 14 maggio 1863 vi ricevette l’abito dei Frati predicatori anche uno dei più fedeli e singolari amici d’infanzia di Franz Brentano, cioè Ludwig Adler, nato da una famiglia ebraica ad Aschaffenburg il 28 febbraio 1837 (da Mosè Adler e Margherita Fulda) e convertitosi al cattolicesimo dietro impulso decisivo dello stesso Franz Brentano nel 1855. Adler era stato già ordinato sacerdote nel 1860 e, dopo l’ingresso nel convento O.P. e la professione del 14 maggio 1864, svolse l’incarico di «sub-magistri novitiorum, cooperatoris parochiae ad S. Annam et syndici summa assiduitate [...] Austeritatem Ordinis fidelem et exemplar omnibus se praebuit Cassoviae 1867-1869 et Sabariae 1869-1871, qua prior et restaurator vitae communis et regularis observantiae. Graecium a. 1871 reversus per duos annos exegesim et linguas orientales tradidit in collegio nostro generali. In conventu Viennensi a. 1873 assignatus, omnia munera exercuit aequa modestia. Magister clericorum emeritus, conventus Viennensi ter prior, laurea lectoris insignitus»[29].

   Con Brentano i suoi rapporti furono sempre caratterizzati da profonda, incondizionata, gratitudine; e la loro amicizia non verrà mai meno, come stanno a dimostrarlo le numerose lettere scambiate dai due, e di cui l’ultima scritta da Adler è del 1905, cioè l’anno della sua morte. Franz, da parte sua, gli dedicò nel 1854/55 una poesia intitolata «Für Adler»[30]; e poi, nel corso degli anni successivi, mantenne con lui rapporti dettati da sincera amicizia e «si ricordava volentieri […] del suo amico d’infanzia, del priore domenicano Adler, di origine ebraica, che era stato da lui convertito al Cristianesimo, che nel momento della morte aveva pregato anche per il suo amico»[31]. Tra i due ci fu un corposo carteggio, anche se finora è stato possibile rintracciare soltanto le lettere indirizzate a Franz. Dal loro contenuto, nel succedersi dei vari temi di volta in volta trattati, emerge in chiaro il carattere e l’importanza dello stretto rapporto personale tra i due amici d'infanzia, ma soprattutto trovano preciso riscontro alcune affermazione di Denifle.

   Nel carteggio compare ripetutamente, e con chiarezza, il debito di gratitudine nei confronti di Franz Brentano. In particolare, è da non passare sotto silenzio la prima delle lettere a Franz Brentano pervenuteci, datata  5 aprile 1855. In essa, Adler così gli scrive da Aschaffenburg:

 

Caro Franz!

Viviamo in un tempo santo, nel tempo in cui Cristo, il Signore, ha mostrato il suo amore agli uomini, con la sua sofferenza e la sua morte. Egli ci ha così anche dato un esempio del modo in cui noi ci dobbiamo reciprocamente amare, cioè con l’amore cristiano col quale tu mi hai amato e ancora mi ami; tu sei stato il primo che mi ha rivelato Cristo, il nostro Redentore; tu mi hai insegnato le dottrine della salvezza e hai suscitato e rafforzato in me la decisione di diventare anch’io un discepolo di Cristo. Per queste tue buone azioni ti ringrazio di cuore e prego Dio che faccia a te quello che hai fatto a me [...] a tua madre ho raccontato tutto con precisione. Lei mi ha mostrato viva partecipazione e mi ha dato il consiglio di scriverti e pregarti di illustrare per cortesia la mia triste situazione al reverendissimo signor vescovo, al signor Hettinger, e al signor Adelmann e di intervenire a mio favore presso di loro.Tu sai, e nel migliore dei modi, come questo possa esser fatto; ciò che dirai di me, anche se sufficientemente attendibile, verrà ulteriormente rafforzato da una lettera del signor Rettore e del signor cooperatore Becker; tua madre ti manda a dire che potresti prolungare la tua permanenza a Würzburg nel caso fosse necessario al tuo scopo [...] Ora voglio concludere, caro Franz. Ti ringrazio in anticipo per la tua amicizia e prego nello stesso tempo il Signore che renda a te tutto il bene che mi hai fatto, che conservi pura da ogni peccato la tua anima e ti conceda un giorno l’eterna beatitudine insieme a noi tutti. Stammi bene, fino a che ci rivedremo di nuovo, e ti assicuro della mia amicizia così come io sono sicuro della tua.

Il tuo amico che ti ama per l’eternità F. Adler

Nel nome di Dio Padre e del Figlio e dello Spirito Santo  Amen[32].

 

    Poi, da Graz il 1 dicembre 1871, dopo la decisione di Franz Brentano di lasciare l’Università di Würzburg e l’abito talare, Adler gli si rivolge con animo apprensivo e con la seguente, commovente e sofferta, lettera:

 

Mio carissimo Franz!

La tua cara lettera del 21 mi ha dato di te alcune notizie che mi procurano grande gioia. Mi farebbe piacere, eccome!, che Dio benedicesse i tuoi […] che sono rivolti soltanto a presentare una filosofia che, ben lungi dal combattere la fede, cerca di difenderla con forza. Se devo essere sincero, però, mio profondamente amato fratello, le tue lettere, il mio pensiero verso di te, mi rendono da qualche tempo molto, ma molto, triste […] Mio carissimo Franz! Sei stato proprio tu che mi hai condotto alla Chiesa e attraverso di essa a Dio, e a cui io devo tutto – tutto e ora tu stesso sei uscito fuori dalla Chiesa. Ahimé! Potessi dare la mia vita per te! Lo farei volentieri – morirei volentieri con gioia; ma prego per te, pensandoti, con indicibile tristezza. Non avertene a male, non parlo perché sono amareggiato o per mancanza di amore, ma perché sono profondamente preoccupato. Penso ai giorni che seguirono la mia prima messa, quando tu sei stato un così fedele servo di Dio, così credente, così fervido: rivolgo a me stesso l’amaro rimprovero di aver pregato tanto poco per te, ma ora intendo incominciare e non smettere mai più, non posso se non raramente sopportare su di me le penitenze corporee – ma il mio amore per te mi darà forza [...] Che il buon Dio mantenga uniti i nostri cuori nella fede e nell’affetto e Ci possa un giorno donare quell’arrivederci a cui non seguirà più nessuna separazione.Ti abbraccio e ti stringo al mio petto. Fino alla morte, con santo amore, il tuo riconoscentissimo e affettuosissimo fratello fr. Ludwig[33].

 

    Lo scambio epistolare mostra i tratti della solida amicizia, dell’affetto fraterno che legava i due corripondenti; e soprattutto evidenzia la vera e propria venerazione che Adler nutriva nei confronti di Franz Brentano, anche in una fase molto cruciale della vita di quest’ultimo. Ci sono, è vero, modi di dire e costrutti in una lingua che hanno un particolare colorito retorico, tanto più questo accadeva in anni a cavallo della seconda metà dell’Ottocento, ma i testi rendono immediatamente evidente, al di là di ogni eloquenza e di ogni immagine poetica, il nocciolo e la schiettezza dei legami tra i due giovani. Dalla prima delle due lettere citate si intuiscono i motivi che condussero il giovane Adler alla conversione e le difficoltà che egli dovette incontrare, soprattutto nel proprio ambito familiare; dalla seconda emerge la profonda preoccupazione per la crisi religiosa dell’amico che lo aveva introdotto al Cristianesimo e, in particolare, al Cattolicesimo.

   Questo saldo legame condurrà Adler ben presto ad applicarsi con entusiasmo anche allo studio di alcune delle principali opere di Franz Brentano e, in particolare, all’approfondimento del suo testo sulla psicologia di Aristotele; e avrà come conseguenza immediata il duplice scopo di recepire e promuovere la riflessione filosofica dell’amico, al quale da Kaschau, il 21 ottobre 1868, così scrive:

  

  Mio carissimo amico e fratello!

   Ricevi il mio più sentito ringraziamento per la tua cara lettera. Come è stato buono Dio nei miei confronti, dandomi te per così tanti anni. Molti si sentirebbero fortunati, e ben a ragione, se potessero avere la tua amicizia, come io ce l’ho da 14 anni [... ] Ora devo darti notizia di una grande novità. Oggi ho iniziato a studiare la tua «Psicol. di A.» e con l’aiuto di Dio ne continuerò lo studio. – La conoscenza della materia mi è molto necessaria: per l’omiletica, l’ascesi, la pedagogia -  inoltre, dopo quello che mi hai detto, spero tramite la comprensione della filosofia di A. di comprendere anche s. Tommaso.- Ti prego se puoi di darmi una introduzione allo studio del tuo libro. Mi consideri in grado di fare tutto ciò? Devo anche dirti che lo studio mi procura un particolare piacere perché mi mette di fronte all’anima la tua cara immagine.Ti prego di leggere e consegnare al caro Dr Stumpf la lettera allegata. Sii anche così buono, nel frattempo, di chiarirmi cosa deve pagare il Dr St. per la trascrizione della tua Storia della fil. e poi per la tua Metafisica.

   Ti prego, per amor di Dio, di lavorare con moderazione, perché il danno sarebbe altrimenti di sicuro irrimediabile [...] il tuo riconoscentissimo e fedelissimo fratello fr. Ludwig O.P.[34].

 

   Questa lettera di Ludwig Adler O. P. del 1868, qui in gran parte trascritta, tradotta e riprodotta, tralasciando solo pochi riferimenti a vicende affatto personali, è di grande interesse per noi, perché, al di là delle vicende personali dei singoli autori in essa citati, ci dà preziose informazioni per cercare di fissare meglio il dilatarsi del raggio d’azione culturale di Franz Brentano.

   In particolare, essa:

  1) consente di gettare nuova luce per poter chiarire le vicende che hanno portato ad attribuire a Brentano la paternità della Storia della filosofia rinvenuta dallo scrivente nel convento domenicano di Graz nel 1997[35];

   2) consente, poi, di dare nuovo impulso alla ricerca sulla formazione e lo sviluppo successivo degli studi di Henrich Denifle O.P., che proprio in quegli anni aveva Adler come amico, confratello e diretto superiore, nel convento Sant’Anna di Graz oltre ad esserlo stato, qualche anno prima e per breve tempo, anche dello stesso Brentano. Chi voglia, infatti, tentare di chiarire le vie intellettuali percorse da Heinrich Denifle, non può prescindere dall’analizzare i suoi anni di apprendistato che maturano in maniera prevalente proprio a Graz; e parlare di Graz significa dover trattare del rapporto con due autori, Adler e Brentano, che proprio per questo non vanno e non possono essere tralasciati in uno studio sulla formazione di Heinrich Denifle.

   Vari sono gli elementi che emergono dalla lettera di Adler e che servono a documentare e a completare il quadro dei rapporti tra Brentano e Denifle. Per la parte che interessa il lavoro di trascrizione da pagare, di cui si parla in questa lettera, citando il Dr. Stumpf, è da dire che Adler fa qui riferimento alla Abschrift della Storia della filosofia, ossia al primo corso di filosofia tenuto da Brentano come libero docente all’Università di Würzburg, nel semestre invernale 1866-1867[36]. In quegli anni, era una prassi consolidata quella di far trascrivere a pagamento il manoscritto utilizzato dal docente nelle sue lezioni, in un tempo in cui l’alternativa era quella molto costosa della stampa. Denifle, infatti, utilizza questo strumento di lavoro, e come risulta palese ad una prima lettura della sua corrispondenza, ne chiede con insistenza una copia. Adler serve ripetutamente da intermediario tra i due comuni amici. Denifle, ad esempio,chiede a Brentano di avere, di tanto in tanto, le Abschriften delle sue lezioni universitarie, sobbarcandosi, con il sostegno economico del comune amico e priore, Adler, l’onere delle spese di trascrizione del materiale richiesto (lettera a Brentano del 25 febbraio 1869). Poi, nel dargli notizia di un suo imminente viaggio a Roma per poter proseguire la propria formazione presso lo Studium generale domenicano della capitale, gli dice: «invierò le mie lettere a lei al rev.mo P.Priore Ludwig Adler a Kaschau, e lui gliele farà avere; la prego di mandare le sue allo stesso rev.mo P. Priore». Lo stesso Adler, in una lettera del dicembre 1871, cioè dopo la promulgazione del dogma dell’infallibilità papale e la profonda crisi religiosa, scrive a Brentano: «sii buono, e rispondi presto alla lettera del P. Heinrich, ma non parlarne con nessuno. Sarebbe meglio che tu distruggessi la lettera dopo la risposta».

    Compito delle pagine che seguono è quello di restituire questi aspetti, non certo marginali, ad una loro ben distinguibile peculiarità, per poter cogliere il tessuto di relazioni intellettuali che nella prima seconda metà dell’Ottocento intervenne a legare tra di loro Denifle a Brentano; e di avere così un quadro sufficientemente chiaro dei loro rapporti intellettuali.Questo può avvenire, e in parte è già avvenuto, in concomitanza con la riscoperta del pensiero di Franz Brentano (1838-1917), che stimola a verificare la centralità e la vitalità del filosofo di Aschaffenburg, con una presenza non puramente accademica, in una sempre più vasta cerchia di lettori e di discepoli. Per poter comprendere, quindi, adeguatamente la produzione di Denifle occorre inserirla nel milieu da cui essa ha tratto linfa vitale; in particolare è necessario tener presente il suo legame, sin dagli inizi decisivo, con la figura e l’opera di Franz Brentano



[1] Su Denifle, cfr. P.A. REDIGONDA, Il P. Enrico Denifle O. P. 1844-1905. Cenni biografici e alcune lettere, Firenze 1953;  A. WALZ, Denifle, in Dictionnaire d’histoire et de géographie ecclésiastique, t. IV, Paris 1960, pp. 221-245; W. Maleczek, Vom Grazer Dominikanerkloster ins Vatikanische Archiv. Heinrich Denifle OP (+ 1905), in H. Ebner - H. Haselsteiner und I. Wiesflecker-Friedhuber, Geschichtsforschung in Graz, Graz 1990, pp. 403-415. Infine, H. Gritsch, in Zusammenarbeit mit R. Rebitsch u. Th.Gritsch, P. Heinrich Denifle O.P. (1844-1905), Studia Verlag, Innsbruck 2005.Sul suo controverso, ma in ogni caso decisivo, contributo alla Lutherforschung, cfr. l’autorevole giudizio di uno studioso di Lutero e storico della Chiesa, già docente di Kirchen-und Dogmengeschichte presso l’Università di Hamburg, come B. Lohse, Martin Luther. Eine Einführung in sein Leben und sein Werk, C. H. Beck’sche Verlagsbuchhandlung, München 1981, pp. 241-242 :«Beispiele der traditionellen Vorurteile gegen Luther bieten noch die grossen Luther-Darstellungen von dem Dominikaner H. Denifle und dem Jesuiten H. Grisar zu Anfang des 20. Jahrhunderts. Dabei hat Denifle zugleich der Lutherforschung ausserordentlich wichtige Impulse gegeben: er hat eigentlich als Erster die Frage nach dem reformatorischen Neuen im Vergleich mit dem Mittelalter wissenschaftlich gestellt und erörtert […] Die Schärfe und Leidenschaft der Polemik gegen Luther hat den wichtigen Beitrag, den Denifle trotzdem geleistet hat, in den Hintergrund treten lassen». Da parte cattolica, poi, si veda R. Garcia Villoslada, Radici storiche del luteranesimo, Morcelliana, Brescia 1979, p. 11: «Il nome di Heinrich S. Denifle (1844-1905) deve figurare in ogni storiografia riguardante Lutero e il luteranesimo. Il suo libro, tanto erudito quanto violento e appassionato, apparso nel 1904, apre il sipario sul Medioevo, facilitando così lo studio delle radici teologiche del luteranesimo, ma rimase sfortunatamente incompiuto per la morte dell’autore». Anche O.H. Pesch, nel suo lavoro Hinführung zu Luther, Matthias Grünewald, Mainz 1982, p. 83, riconosce ampiamente i meriti di Denifle per quanto riguarda lo studio delle fonti medioevali di Lutero, e infatti afferma che «schon 1906 [?] konnte Heinrich Denifle schadenfroh feststellen: ”Die protestantischen Theologen sind bis heute weder über die Genesis von Luthers nachmaligem Abfall noch über den Zeitpunkt desselben auch nur irgendwie ins Reine gekommen”. Mit dieser Bemerkung, die ihrerseits bereit das Fazit der Diskussion in der zweiten Hälfte des 19. Jahrhunderts zieht, setzt eine neue Diskussion ein, die immer noch nicht beendet ist, geschweige denn ein allseits angenommenes Ergebnis gezeigt hätte».

 

[2] W. MALECZEK, Vom Grazer Dominikanerkloster ins Vatikanische Archiv. Heinrich Denifle O.P. (+ 1905) und die Erforschung des mittelalterlichen Papsttums, cit., p. 406, scrive che la: «enge Verbindung zwischen der Mystik und der Scholastik […] Die Edition, zu deren Fortsetzung Denifle nicht mehr kam, hat bis zum heutigen Tag ihre Gültigkeit bewahrt».

[3] J.-P. Torrell, Tommaso d’Aquino. L’uomo e il teologo,  Edizioni Piemme, Casalmonferrato 1984, p. 74, nota 4, nel parlare delle opere sistematiche che polarizzavano l’attenzione nelle principali università medioevali, al tempo di San Tommaso e dopo, scrive: «Si può ancora confrontare a tal proposito il lavoro da pioniere di H. Denifle, Quel livre servait de base à l’enseignement des maìtres en théologie dans l’Universitè de Paris?, in “Revue Thomiste”, 2, 1894, pp. 149-161».

[4] Dal 6 al 7 dicembre 2012, a Parigi è stato organizzato dal professor Andreas Sohn (Universitè Sorbonne Paris Cité) e dal professor Jacques Verger (Paris IV Sorbonne e Institut de France) un Colloque international su Heinrich Denifle Un savant dominicain entre Graz, Rome et Paris, in particolare sul Chartularium Universitatis Parisiensis, con l’intento di mettere in risalto «l’importance de son héritage dans l’historiographie médiévale européenne» (Brochure del Convegno).

[5] Heinrich-Suso Denifle O.P. (1844-1905), nel settembre del 1861 entrò nel convento di Sant’Anna di Graz (Austria) per essere accolto nell’Ordine dei Frati Predicatori e come compagno degli ultimi mesi di noviziato ebbe Franz Brentano, ammesso nella stessa comunità il 18 giugno 1862 con il nome di Frater Angelicus e uscitone il 25 settembre dello stesso anno propria voluntate.

[6] J. Köhler, Denifle, Heinrich Seuse (1846-1905), in «Theologische Realenzyklopädie», Bd. XIV, 1985, p. 492.

[7] E. Iserloh, Lutero e la  Riforma, Morcelliana, Brescia 1977, p. 47. Cfr. anche C. Fabro, Introduzione a San Tommaso, Ares, Milano 1983, p.                            251, dove si parla della Riforma: «la cui connessione con il nominalismo dopo gli studi del Denifle è generalmente ammessa».

[8] E. Iserloh, Lutero e la Riforma. Contributi a una comprensione ecumenica, Morcelliana, Brescia 1977, pp. 162-163.

[9] Ivi, p. 72.

[10] M. GRABMANN, P. Heinrich Denifle O.P, Eine Würdigung seiner Forschungsarbeit, Mainz 1905, p. 57. Grabmann cita qui una risposta data dallo stesso Denifle a Fr. Zarnke: «Über seine Methode äussert er sich in seinem Lutherwerke also: “Nachdem ich als junger Dominikaner die Nebel und Mythen, in welche die deutschen Mystiker und Gottesfreunde gehüllt waren, nach und nach zerstreut hatte, fragte mich einst der alte Fr. Zarnke, woher ich denn meine Methode, an der wie an meinen Resultaten er mit den Gelehrten grosses Gefallen zeigte, genommen hätte. Zu seinem Erstaunen erwiderte ich ihm, es sei die aristotelisch-scholastische Methode auf die Geschichte angewandt. Ich kannte bis dahin keine andere. Erst später beschäftigte ich mich mit ihnen”. Durch eindringende Beschäftigung mit Aristoteles und den grossen Denkern des Mittelaters hatte Denifle jenes scharfe logische Denken, das Irrtum und Wahrheit strenge scheidet, das mit Sophisma und Phrase unbarmherzig aufräumt, jenen Spürsinn, den wenige Anhaltspunkte zu den herrlichsten Entdeckungen führen, in ausserordentlichem Masse sich angeeignet».

[11] P. A. REDIGONDA, Il P. Enrico denifle O.P. 1844-1905. Cenni biografici e alcune lettere, cit., pp. 3-4.

[12] Cfr., su queste vicende, F. Danner, P. Heinrich Denifles Familie und Jugendzeit, in «Neue Tiroler Stimmen», Jahrgang 45, nr. 142, 1905, p. 2: «Das gerade er [Josef Pembaur] die Vormundschaft über die Lehrwaisen aus Imst auf sich übernahm, hatte hauptsächlich in zwei Umständen seinen Grund. Er lehrnte schon während seiner früher Gerichtspraxis in Imst die Familie Denifle als eine höchst achtenswerte schätzen. Ausserdem stammte seine Gehmalin Monika, geb. von Mosaner (gest.1897 im 85. Lebensjahre) aus dieser Gemeinde».

[13] In merito, cfr. F. Danner, P. Heinrich Denifles Familie und Jugendzeit, in «Neue Tiroler Stimmen», nr. 142 e 143 del 23 e del 14 giugno 1905; poi, A.Troger, Die Vorfahren des P. H. Denifle OP, in «Programm des k. k. Franziskaner Gymnasiums zu Hall», 1908 e, infine, il ricordo apparso ne «L’Osservatore Romano» del 13 giugno 1905; inoltre, Joop H.A. van Banning, Ein Grosser Tiroler: Heinrich Denifle (+1905) – Geistlicher Autor und Erforscher des Mittelalters, in P. Heinrich Denifle (1844-1905), hrsg. von H. GRITSCH in Zusammenarbeit mit R. Rebitsch u. TH. GRITSCH, Studia Verlag, Innsbruck 2005, pp. 41-42.

[14] Fr. S. Szabó O. P., Admodum Reverendi ac Venerabiles Patres Fratresque Dilectissimi (Lettera circolare del Priore Provinciale di Vienna del 30 giugno 1905), Viennae, die 30 Junii 1905, p. 2: «Innocue transactâ puerili iuventâ, perfectionis studium in semetipso suspiciens, pedester Graecense Coenobium Ord. Praedicatorum, nuper a Dignissimo ac Venerabili P. Mag. Thomâ Anselmi, Ordinis Praedic. in ditionibus Austriacis Reformatore ad observantiam perductum aggressus, instanter Religioni aggregari postulavit, emensoque in sic dicto “Cassianeo” , – Studiosorum Brixinae Sedis Episcopalis Contubernio degens (jam tunc musicae et physicae amans et angustâ crumenâ libros praecipue “Chorales” conquirens), studiorum humaniorum assueto curriculo, 1861  22 Sept. Graeci alba veste per jam memoratum Ordinis Resuscitatorem vestiri meruit, Patronum neoinceptae vitae acquirendo B. Henricum Susonem! Sincerâ ac infucatâ a cunctis agnitâ religiosà vocatione, diligenter expletô probationis annô, ipsa Sanctissimi Rosarii festivitate (5. Octob.) 1862 votis Ordinis se obstrinxit, totâ congregatione, ut eventus testificabatur, nil nisi praeclarum successum opperiente».

[15] Fr. S. Szabó O. P., Admodum Reverendi ac Venerabiles Patres Fratresque Dilectissimi, cit., p. 2.

[16] Tommaso Anselmi nacque a Montegrazia, presso Genova, il 28 marzo 1830. All’età di 17 anni entrò nel convento di Santa Maria della Quercia a Viterbo, dove inziò gli studi e la propria formazione spirituale per proseguirli poi a Santa Sabina (Roma). Dopo il completamento del curriculum studiorum fece ritorno a Viterbo come Pro-Magister dei novizi e gli anni successivi fu di nuovo a Roma come Lector. Nel dicembre del 1856, il p. Maestro generale Vincent Jandel, benché Anselmi non conoscesse una parola di tedesco, lo mandò come priore a Graz, insieme al p. Albert Edl, con l’incarico di rifondare il convento e trasformarlo in casa di stretta osservanza e noviziato. Anselmi divenne così priore, maestro dei novizi e prefetto agli studi. I primi anni furono particolarmente duri, tanto più che gli unici due religiosi fino al 1859 furono soltanto il priore Anselmi e Edl con l’incarico di Sub-priore! Su queste vicende, cfr. R. Baravalle, Zur Geschichte der Grazer Dominikaner, in «Blätter für Heimatkunde. Historischer Verein für Steiermark», 46, 1972, pp.95-105; A. WALZ, Andreas Frühwirth, cit., pp. 32sgg.; I. Frank, Heinrich Denifle, in «Mémoire Dominicaine», 4, 1994, pp. 117-128; I. Frank, Pater Heinrich Denifle in seinem Orden, in H.Gritsch, in Zusammenarbeit mit R. Rebitsch u. TH. GRITSCH, P. Heinrich Denifle O.P. (1844-1905), cit., pp. 15-30. Su Anselmi sono rimaste poche tracce scritte nel convento O. P. di Graz. Esiste, comunque, una sintetica biografia, dal titolo Unser Gründer, P. Magister Thomas Anselmi, di 6 pagine dattiloscritte. In essa si legge: «Seine Wiege stand nicht in Österreich; -  in Montegrazia bei Genua erblickte er als Sohn der Familie Anselmi am 28. März das Licht der Welt. Früh vernahm er den Ruf des Herrn, und schon im Alter von 17 Jahren trat er im Kloster Santa Maria della Quercia bei Viterbo in den Dominikanerorden ein. Dort began er auch seine Studien, die er zu Santa Sabina in Rom fortsetzte. Sein Eifer war beispielgebend; deshalb sandten ihn die Obern wieder nach Quercia zurück, wo er als Pro-Magister die Novizen in den Ordensvorschriften unterweisen und den Klerikern Philosophie vortragen sollte. In den folgenden Jahren rief ihn der gehorsam wieder nach Rom, diesmal als Lektor (Vortragender). Sein hervorragendes Streben sowohl im religiösen Leben als auch im Studium hatte längst die Aufmerksamkeit der Obern auf sich gezogen. Der Ordensgeneral, P. Vinzenz Jandel, erkannte in ihm das Werkzeug für eine Aufgabe, die ihm schwer auf dem Herzen lag – die Reform der damaligen Österreichisch-ungarischen Provinz, die infolge der Säkularisierung durch Kaiser Joseph II. gänzlich darniederlag und nahezu ausgestorben war. Wohl hatten sich am 1. August 1856 die zerstreut lebenden Dominkaner in den noch vorhandenen Klöstern der Donaumonarchie zur Reichsprovinz zusammengeschlossen, welche die Klöster in Österreich, Ungarn, Böhmen und Mähren umfasste. Doch damit war es nicht getan. Es bedürfte eines neuen Feuers, eines Mannes mit Charisma nach dem Vorbild des Ordensvaters. Das sollte P. Anselmi sein. Daher sandte der Ordensgeneral im Dezember 1856 den erst 26-jährigen P. Thomas Anselmi, obwohl er kein Wort Deutsch konnte und über keinerlei Mittel verfügte, als Prior nach Graz, nur begleitet vom Osttiroler P. Albert Edl aus Windisch-Matrei. Dieser hatte auch mit ihm Studium und Formung durchgemacht und sollte nun sein Dolmetsch und Helfer sein. Freilich die Hauptlast und ganze Verantwortung lag auf P. Anselmi […] Das Klostergebäude am Münzgraben diente zu dieser Zeit überhaupt nicht als Kloster, sondern als Militärmontur – Depot […] In dieser Situation kam der junge P. Anselmi mit seinem Mitbruder P. Edl. – Bischof Zängerle war nicht gewillt, dem jungen ausländischen Dominikaner das Kloster zu überlassen. Es bedürfte langer und schwieriger Verhandlungen, bis P. Anselmi endlich 1857 vom Konventsgebäude Besitz ergreifen konnte. Am 1. August 1857 erklärte der Ordensgeneral den Grazer Konvent, vorläufig nur aus P. Anselmi als Prior und P. Edl als Subprior bestehend, zum Haus der strengen Observanz mit Noviziat und stellte ihn unter unmittelbare Generaljurisdiktion. P. Anselmi ernannte er zum Vikarius Generalis für die Konvente Graz und Krakau und die Galizische Provinz. Das Kloster wurde nun Noviziats-und Studienhaus, und P. Anselmi war hier Prior, Novizenmeister und Studienregens.1859 war der erste Noviz gekommen, - der Stadtpfarrerkaplan Franz Schönberger, der nachmalige P. Hyazinth Schönberger, ein glühender Marienverherer, treu Stütze und tüchtiger Helfer für P. Prior Anselmi, und später der grosse Volksmissionär, der als das Orakel von ganz Steiermark galt. Mehrere Berufe folgten, 1861 auch der nachmals weltberühmte Historiker P. Heinrich Denifle. Bis 1863 waren mit P. Prior Anselmi und seinem Subprior P. Edl bereits 5 Patres, 6 Professkleriker, 5 Novizen und 7 Laienbrüder. Der lezte der Novizen war der kleine Franz Frühwirth aus St. Anna am Aigen, der spätere Ordensgeneral und schliesslich Erzbischof und Kardinal P. Andreas Frühwirth. – Und bereits 1867, 10 Jahre nach dem so aussichtslos scheinenden Beginn, war Graz mit 38 Mitgliedern (11 Patres, 10 Klerikern, 10 Novizen und 7 Brüdern) der grösste Konvent der Reichsprovinz». 

[17] Su questo convento, cfr. A. Mortier, Notre-Dame de la Quercia, Firenze 1904, pp. 186-203. Su Anselmi, cfr. in part. le pp. 193sgg.

[18] Vincent Alexandre Jandel (Gerbérville, Lorraine 1810 - Roma 1872), nel 1850 venne nominato da Pio IX vicario generale dell’Ordine domenicano e, nel 1855, Maestro generale. Nel 1862, poi, venne eletto dal Capitolo generale, riunitosi a Roma, Maestro generale per 12 anni. L’Ordine deve a lui, e a Lacordaire, la sua riforma e l’espansione nel 19 secolo. Il suo scopo principale fu, sull’esempio di Raimondo di Capua, l’introduzione della stretta osservanza, la fondazione di conventi in ogni provincia e la promozione delle missioni. A questo scopo egli rivide la costituzione dell’Ordine, quella degli studi e della prassi litugica. Su di lui, cfr. la biografia di H.M. Cormier, Vie du Révérendissime Père Jandel, soixante-troisième Maître Général des Frères Prêcheurs, Paris 1891; poi M. Lohrum, Die Wiederanfänge des Dominikanersordens in Deutschland nach der Säkularisation 1856-1875, in Walberger Studien der Albertus Magnus Akademie, Theologische Reihe 8, Mainz 1971.

[19] A. Mortier, L’influence de Notre-Dame de la Quercia, cit.,  pp. 194-195.

[20] A.Walz, Andreas Kardinal Frühwirth (1845-1933). Ein Zeit – und Lebensbild, Herder, Wien 1950,  p. 47.

[21]I.  Frank, Pater Heinrich Denifle in seinem Orden, cit., p. 19.

[22]Dal Liber Receptionum Novitiorum ad Habitum eorum quae Professionum in Venerabili Conventu S. Annae Graecensi Sacri ordinis Praedicatorum A 19. Septembris 1857 usque ad 15. Augusti 1871, Graz 1871, p. 71 .

[23] Si tratta dell’opera di F. Brentano, Von der mannigfachen Bedeutung des Seienden nach Aristoteles, Herderische Verlagshandlung, Freiburg i. Br. 1862. Questo testo, tra l’altro, è tuttora presente nella biblioteca del convento dei Domenicani di Graz, che comprende gran parte della biblioteca privata di Denifle (cfr. W. MALECZEK, Vom Grazer Dominikanerkloster ins vatikanische Archiv. Heinrich Denifle OP (+ 1905) und die Erforschung des mittelalterlichen Papsttums, cit., p. 405, nota 10), nelle sue sezioni riguardanti l’Università di Parigi confluita nella biblioteca della Pontificia Università San Tommaso, cioè nell’Angelicum di Roma.

[24] C. Brentano, Jugend-Erinnerungen an meinen Bruder, in «Monatshefte für pädagogische Reform» (Sonderheft: Dem Andenken Franz Brentanos), 68, 1918, p. 472. Su Claudine Brentano, cfr. B. Schad, Sophie Funck, geb. Brentano (1839-1916) und Claudine Brentano  alias „Schwester Seraphica“ (1840-1931), in B. Schad, hrsg. von, Die Aschaffenburger Brentanos. Beiträge zur Geschichte der Familie aus unbekannten Nachlass-Material, Aschaffenburg 1984, pp. 172-176.

[25] Th. Freudenberger, Die Universität Würzburg und das erste vatikanische Konzil, Verlag Degener, Neustadt a.d. Aisch 1969, pp. 454-455.

[26] F. Brentano, Thomas von Aquin, in «Neuen Freien Presse», del 18 aprile 1908.

[27] Ivi, p. 15.

[28] Questo rapporto di Adler con Brentano, non viene mai citato o preso in considerazione dalla letteratura che si è occupata di Denifle. Ad esempio, P.A. REDIGONDA O.P., Il padre Enrico denifle O.P., cit., p. 9, nel parlare di Adler afferma semplicemente: «Il 29 agosto 1867 veniva nominato priore di Cassovia il P.Ludovico Adler, un bavarese di 7 anni più vecchio del Denifle, e meno anziano di lui nell’Ordine, essendovi entrato sacerdote secolare nel 1863. Tra i due ci doveva essere molta affinità di pensiero e di aspirazioni e grande intimità, benchè il primo posasse da maestro al secondo».

[29] Excursus biografico manoscritto, in Chronik des Dominikaner Conventus St. Anna in Graz ab 1902, Bd. 1.

[30] C. Brentano, Jugend-Erinnerungen, cit., p. 470. Claudine Brentano scrive, in proposito, che: «Adler, damals noch Jude, wurde durch seine überzeugenden Beweise von der Wahrheit des Christentums und hauptsächlich durch Gottes Gande ein treuer Katholik und Ordensmann» (ibidem).

[31] O. Kraus,  a c. di, Franz Brentano, Beck, München 1919, pp. 79-80.

[32] Nachlass Franz Brentano, Archiv der Forschungstelle und Dokumentationszentrum für Österreichische Philosophie (FDÖP), Graz.

[33] Nachlass Franz Brentano, Graz.

[34] Nachlass Franz Brentano, Graz.

[35] In proposito, si veda: G. Grandi, Entdeckung eine Geschichte der Philosophie von Franz Brentano. Anmnerkungen und Perspektiven, in «Nachrichten. Forschungsstelle und Dokumentationszentrum für Österreichische Philosophie», 9, 1999, pp. 92-97.

[36]All’epoca, era prassi diffusa quella di far trascrivere e far circolare il testo delle lezioni tenute dal docente, soprattutto se si trattava di uno studioso, come era il caso di Franz Brentano, che aveva enorme successo tra gli studenti. Stando, ad esempio, alla testimonianza riportata da A. Kastil,Die Philosophie Franz Brentanos, Leo Lehnen Verlag, München 1951, p. 20: «Seine in Würzburg und Wien entstandenen Kollegienhefte über Psychologie, Metaphysik, Logik, Ethik, Geschichte der Philosophie sind Kompendien dieser Disziplinen, doch nicht, wie dies bei solchen für Hörsaal geschaffenen Unterlagen keineswegs unstatthaft wäre, bloße Mosaikarbeiten belesenen Fleißes, sondern bei aller Berücksichtigung gesunder Tradition wahrhafte schöpferische Leistungen. Von diesen Heften waren Nachschriften in den Händen seiner Schüler, und auf ihrer Grundlage wurde durch viele Jahre an mehreren österreichichen und deutschen Universitäten gelesen».

 

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