La formazione di Franz Brentano

Kloster Marienberg

            La formazione di  Franz Brentano tra psicologia e metafisica

                               by Antonio Russo

                            University of Trieste

 

       La riflessione di Brentano si è sviluppata con ampiezza attorno a vari nuclei tematici[1], che sono stati oggetto di un vasto dibattito e hanno fatto sì che egli trovasse un posto di rilievo «alle origini delle correnti principali del ventesimo secolo» [2]. Tuttavia, la ricezione del suo pensiero, in mancanza di una rigorosa edizione critica delle sue opere e per via del loro rimaneggiamento non di rado sconsiderato, ha dato vita a numerosi «fraintendimenti che riguardano la diffusione e la ricezione delle sue concezioni».[3] In particolare, proprio alcuni suoi diretti discepoli come Alfred Kastil e, sulla sua scia, Franziska Mayer-Hillebrandt, nell’intento di dar vita ad un corpus organico, grazie ad una serie di modifiche, espunzioni e integrazioni, ne hanno manipolato arbitrariamente gli scritti. Questo spregiudicato approccio editoriale risalta in primo piano, ad esempio, se si prende in considerazione la trattazione di Aristotele che viene svolta nella Storia della filosofia greca (Berna 1963), edita postuma dalla Mayer-Hillebrandt, e si analizza la portata degli interventi effettuati: ci si accorge innanzitutto che nel volume vengono interpolati passaggi o addirittura sostituite intere pagine con altre prese a prestito dal testo di Brentano Aristotele e la sua concezione del mondo (1911) e dal primo tomo di Überweg sulla storia della filosofia, dato alle stampe nel 1863[4]; altre volte, lo stesso testo viene completato con l’aggiunta di passi tratti dalla prima opera di Brentano Sui molteplici significati dell’essere secondo Aristotele del 1862 o semplicemente sostituendo passi dei manoscritti originali, considerati superati, con altri tratti da varie fonti - appunti, saggi - dell’ ultimo Brentano, di cinquant’anni dopo. Nel caso del volume sul problema di Dio, poi, non vengono nemmeno distinti e datati i diversi manoscritti in esso raccolti e dati alle stampe[5]

      I criteri arbitrari seguiti nella pubblicazione postuma degli scritti di Brentano rendono quindi difficile lo studio del suo pensiero, e studiosi come L.Albertazzi, T.J. Srzednicki[6] e L. McAlister[7], lo hanno messo in risalto. A tutti questi problemi, poi, si affiancano altre ragioni oggettive, più precisamente: «è un’opinione generale che le concezioni di Brentano non costituiscano un sistema, e sostanzialmente per due ragioni: in primo luogo perché le vicende personali hanno determinato almeno in parte l’asistematicità dei suoi scritti, in secondo luogo perché non era sua intenzione costruire un sistema al modo dell’idealismo tedesco».[8] Lo stesso Brentano, in una lettera inviata a Oscar Kraus il 13 gennaio 1916, quasi un anno prima della morte, riconosce di non essere stato in grado, per motivi e difficoltà estrinseche, di dare una elaborazione e una sistematizzazione compiuta agli svolgimenti del proprio argomentare. La «Provvidenza», egli scrive: «che è sempre saggia, ha disposto su molte cose in modo diverso da quello che noi ci saremmo auspicati. La Metafisica di Aristotele non è diventata un’opera compiuta e nessuno dei suoi scritti che ci sono pervenuti ha avuto una redazione definitiva. Per quanto riguarda me, circostanze esterne, accanto a tante altre, hanno reso difficile il mio lavoro, tanto da arrivare ad una situazione simile, al punto che non pochi aspetti della mia produzione che io avrei potuto lasciare di buono al mio prossimo andranno persi»[9].

  Non dovrebbe stupire perciò se alcune pagine della sua produzione necessitano ancora di una adeguata ricostruzione e sistematizzazione non solo storico-critica e biografica, ma anche di natura concettuale. Fra di esse, la prima formazione del pensiero di Franz Brentano, e proprio per quanto riguarda alcuni momenti centrali della sua riflessione, è a tutt’oggi un terreno poco esplorato, anche perché gran parte dello sviluppo delle sue concezioni è «depositata in un vastissimo epistolario (1400 lettere con il solo Marty)» solo in minima parte rintracciata e data alle stampe[10]

      Per tutti questi motivi, solo il ritrovamento e l’analisi accurata delle sue numeroselezioni accademiche e dei suoi corposi carteggi, relativi agli anni compresi tra il ‘60 e il ’73, con parenti, amici e discepoli, può introdurre delle effettive novità e contribuire a chiarire l’ambito di lavoro nelle sue stesse linee di fondo.

     Una di queste linee, e forse la più importante, è costituita dall’intento di Franz Brentano di condurre fuori delle secche della deteriore scuola tomista[11] lo «sviluppo della Scolastica nei suoi più profondi motivi»[12]. E questo non dovrebbe stupire più di tanto se si tiene a mente, solo per citare alcuni esempi, che egli sin dal 1859 si reca a Münster per sentire le lezioni di Franz Jakob Clemens, considerato l’iniziatore della Neoscolastica tedesca[13]; poi decide di conseguire sotto la sua guida il dottorato in filosofia con un lavoro su Suarez[14]. Inoltre, nella stessa città, dove rimarrà fino al marzo 1861, intrattiene proficui e frequenti rapporti personali e scientifici con Christoph Bernhard Schlüter, maestro dello storico della neoscolastica C. Baeumker e precursore di Hermann Ernst Plassmann e Joseph Kleutgen; infine, nel 1862, entra come novizio nel Convento domenicano di Graz e due anni dopo viene ordinato sacerdote a Würzburg. Tra l’altro, dei suoi primi allievi che occuparono delle cattedre universitarie ben tre insegnarono in Istituti a carattere teologico, e cioè Ludwig Schütz (1838-1901)[15] presso il Seminario vescovile di Trier, Heinrich Denifle O.P.(1844-1905)[16] nello scolasticato domenicano di Steinamanger e poi a Graz, inoltre Anton Marty (1847-1914) nello Scolasticato teologico di Schwyz[17]. Un altro dei suoi allievi della prima generazione, Herman Schell (1850-1906), ordinato sacerdote nel 1873 e considerato un precursore del Concilio Vaticano II, nella sua tesi dottorale, elaborata sotto la guida di Brentano, sviluppò nel 1872 il tema della “unità della vita dell’anima a partire dai principi della filosofia aristotelica”, mettendo a confronto, sulla scia di Brentano e su di un terreno filosofico-teologico, “il pensiero moderno con quello antico e scolastico”.[18]

    Nell’ arco di tempo che copre gli anni della sua formazione e perlomeno quelli del suo insegnamento a Würzburg (1866-1873), Brentano ha di mira un progetto di rinnovamento del Tomismo, attraverso una «nuova comprensione di Aristotele»[19]. I principali documenti che ci permettono di identificare e riconoscere con chiarezza questo programma sono costituiti soprattutto da alcune lettere che egli scambia, tra il 2 giugno 1861 e il 16 febbraio 1863, con Christoph Bernhard Schlüter e inoltre dalla corrispondenza intercorsa tra la poetessa Luise Hensel - fedele amica di Clemens Brentano e della zia di Franz, cioè Frau von Savigny nata Gundel Brentano - e lo stesso Schlüter e sua sorella Therese. Da questi scambi epistolari vien fuori che il giovane si reca nel semestre estivo del 1859 a Münster per farsi «introdurre più a fondo nel pensiero di Tommaso d’Aquino» da Clemens e si rivolge, tramite la propria madre Emilie Brentano nata Genger che a sua volta lo raccomanda alla poetessa Luise Hensel, a Schlüter per aiuto in tal senso[20]. Con quest’ultimo Brentano avrà frequenti e regolari contatti personali durante tutto il periodo della sua permanenza nella città della Westfalia, dove rimarrà non un solo semestre[21], come era nel suo progetto iniziale, ma perlomeno fino al 15 marzo 1861, nonostante il suo maestro Clemens nel frattempo cada gravemente ammalato e si rechi nel sud della Francia per riposarsi e curarsi[22]. Schlüter, da parte sua, intuisce appieno il valore e si ricorderà sempre con grande simpatia e stima di Franz Brentano e delle piacevoli, lunghe e fruttuose, ore trascorse con lui discorrendo soprattutto di Baader e Suarez[23]. Il 23 maggio 1859, scrivendo alla propria sorella Therese, sposata Junkmann, ne parlerà come di un giovane garbato, dal carattere amabile, di indubbia intelligenza e grande capacità, versato in tutte le discipline dello spirito e delle scienze, che coglie il nocciolo delle discussioni senza bisogno di tanti giri di parole e col quale è molto piacevole stare insieme e discutere.[24] Tre mesi più tardi, e cioè il 23 agosto dello stesso anno, parlerà di incontri regolari con lui, seguiti da letture di testi filosofici e discussioni.[25] Infine, il 17 aprile 1863, in una lettera indirizzata a Luise Hensel, dirà di aver ricevuto il libro di Franz Brentano sui molteplici significati dell’essere in Aristotele e di averlo trovato un lavoro esemplare[26].

    Lo stesso Franz Brentano non è da meno nel tessere elogi a Schlüter e, in particolare, a Clemens.



[1] Cfr., per una sintetica, ma efficace, panoramica della letteratura più recente che gravita attorno a Franz Brentano, L. ALBERTAZZI, Introduzione a Brentano, Bari, Laterza, 1999, pp. 133-184. In Italia, tra l’altro, di recente è stata tradotta e data alle stampe una delle opere principali di Brentano, a cura di L. ALBERTAZZI, e cioè La psicologia dal punto di vista empirico, Bari, Laterza 1997, 3 voll.  Sulla scuola di Brentano, cfr. il volume collettaneo - che offre un primo quadro d’insieme dei principali autori e correnti di pensiero che si richiamano al filosofo di Aschaffenburg  - di L. ALBERTAZZI, M. LIBARDI, R. POLI, a c. di, The School of Franz Brentano, Dordrecht-Boston-London, Kluwer Academic Publisher, 1999 (con contributi, oltre a quelli dei curatori, di K. Schumann, P. Bozzi, P. Simons, B. Smith, J. Wolenski, ecc.), dove tuttavia Denifle non viene menzionato.

[2] L. ALBERTAZZI,  Introduzione a Brentano, Laterza, Bari 1999, p. 135. Della Albertazzi si veda anche Immanent Realism. An introduction to Brentano, Dordrecht, Springer 2006. Per quanto riguarda la recezione di Brentano in alcuni settori della filosofia analitica contemporanea, cfr. E. BERTI, Aristotele e il “Mind-Body Problem”, in “Iride”, 23, 1998, pp.43-62.

[3] L.ALBERTAZZI, Introduzione a Brentano, op.cit., p. 144.

[4] F. BRENTANO, Geschichte der griechischen Philosophie, Felix Meiner, Hamburg, 1988. p. 372.

[5] Per queste questioni, si veda ora P. TOMASI, The unpublished “History of Philosophy” (1866-1867) by Franz Brentano, in ”Axiomathes”, 1, 2007, pp. 99-108; e poi, dello stesso autore, Una nuova rilettura dell’Aristotele di Franz Brentano alla luce di alcuni inediti, Trento, UNIService 2009. Cfr. anche M. Antonelli, Linee di sviluppo e stato attuale degli studi sul pensiero di Franz Brentano, in “Cultura e Scuola”, 122, 1992, p.127: «Sin dagli anni ’20 alcuni tra i più fedeli discepoli iniziarono l’opera di pubblicazione, peraltro secondo criteri filologici ed editoriali assolutamente insufficienti rispetto agli standard attuali. A ciò si aggiunga il carattere spesso arbitrario di integrazioni, omissioni e note esplicative, apportate dai curatori al fine di riportare all’uniformità le opinioni del maestro, soggette a revisioni e a modifiche nel corso degli anni».

[6] Cfr., T. J. SRZEDNICKI, Remarks concerning the interpretation of the philosophy of Franz Brentano, in «Philosophy and Phenomenological Research», XXII, n. 3, 1962;  Id., A reply to professor F. Mayer-Hillebrand,in «Philosophy and Phenomenological Research», XXXIII, n. 3, 1963.

[7]  L. McALISTER, The development of Franz Brentano's ethics, Rodopi, Amsterdam 1982, pp. 1- 2.  

[8] L.ALBERTAZZI, Introduzione a Brentano, op.cit., p.104.

[9] Cit. In J.NETTESHEIM,Christoph Bernhard Schlüter und Franz Brentano. Zwei unbekannte Briefe Brentanos, in „Zeitschrift für Philosophische Forschung“, 2, 1962, p. 286-287.

[10]  L. ALBERTAZZI, Introduzione a Brentano, op.cit., p.162. Cfr. anche O.KRAUS, a c. di, Franz Brentano, München, 1919, p.82, che riconosce ampiamente l’importanza dei carteggi per la comprensione del pensiero di Brentano:«Überhaupt bildet der Briefwechsel Brentanos eine der wichtigsten Quellen für die Kentniss seiner Lehre. Der briefliche Verkehr musste ihm oft Ersatz bieten für die unmittelbare persönliche Einwirkung und Lehrtätigkeit, nach der er sich sehnte».

[11] Non a caso, Franz von Baader e collega di Brentano all’Università di Würzburg a partire dal 1866, nel presentarne la figura e l’opera, dice che :”als Philosoph steht kaum etwas Anderes von ihm zu erwarten als eine unzulängliche Repristination der vorwiegend unter aristotelischen Einflüssen erwachsenen mittelalterlichen Scholastik, in moderne Formen gegossen und mit einigen modernen Zutaten ausgeschmückt“. (F. Hoffmann, Separatvotum zum Gesuch Brentanos um Verleihung einer a. o. Professur der Philosophie (Dez.1870), in Th. FREUDENBERGER, Verlag Degener, Neustadt a.d. Aisch, 1969, p. 461). Lo stesso Franz Brentano, in una lettera indirizzata a Carl Stumpf, in data 19.11.1872, riferisce: “Bei der Würzburger Borniertheit ist zu fürchten, daß man mich …bloß weil der Bischof seinen Studierenden meine Kollegien nicht gesperrt hat, demnächst wieder für einen Ultramontanen hält. HOFFMANN tut es gewiß schon jetzt. Anders könnte ich es mir nicht erklären, wie MICHELIS, der, ich glaube von HOFFMANN eingeladen, jüngst unsere Stadt beglückte, in seiner Rede eine feindliche Anspielung auf mich machte. Die Theologie und, wie er höre, auch die Philosophie werde hier in dem scholastischen Geiste vorgetragen; und dann dönnerte er kräftig gegen das Unchristentum der Scholastik“ (F. BRENTANO, Briefe an Carl Stumpf. 1867-1917, Graz, Akademische Druck -u. Verlagsanstalt, 1989, p.37).

[12] F. BRENTANO, Gesuch an das Staatsministerium d. Inn. f. Kirchen- u. Schul-Angelegenheiten um Ernennung zum a. o. Professor, 26 Juni 1870, in Th. FREUDENBERGER, hrsg. von, Die Universität Würzburg und das erste vatikanische Konzil, op. cit., p.455.

[13] Cfr. P. WALTER, Die neuscholastische Philosophie im deutschsprachigen Raum, in Christliche Philosophie im katholischen Denken des 19. und 20. Jahrhunderts, hrsg. von E.CORETH, W.M. NEIDL und G.PFLIGERSDORFER, Bd. 2, Verlag Styria, Graz 1988, p. 134:“’Angebahnt wurde diese Richtung [die Neuscholastik] in Deutschland durch Fr. Jak. Clemens’, so urteilt A. Stöckl, Clemens Nachfolger in Münster, in seinem Lehrbuch der Geschichte der Philosophie. In der Tat ist Clemens als erster mit Gedanken an die deutsche Öffentlichkeit getreten, die als programmatisch für die später so bezeichnete Neuscholastik gelten können“.

[14] “E’ il professore del mio cuore” (Clemens ist ganz ein Professor nach meinem Herzen), scrive Franz Brentano, in una lettera del 31 maggio 1859, da Münster alla zia Gunda von Savigny, moglie del celebre giurista Carl von Savigny ma nata Brentano, a Berlino, descrivendole gli incontri con Clemens. Cfr. la riproduzioe della lettera, qui, nelle pagine seguenti.

[15] Per quanto riguarda L.Schütz, si veda il sintetico contributo, con indicazioni bibliografiche essenziali, di G. JÜSSEN, Schütz Ludwig, in Lexicon für Theologie und Kirche, Bd. 9, Herder, Freiburg i. Br. 2000, coll. 307-308. Ludwig Schütz (1838 -1901), autore di un Thomas-Lexicon (Paderborn 1881) ancor oggi di utilità, docente di filosofia a Trier dal 1868 al 1897, co-fondatore, assieme a Georg von Hertling e Paul Leopold Haffner, della Görres-Gesellschaft zur Pflege der Wissenschaft im katholischen Deutschland e autore di un’opera su Divi Augustini de origine et via cognitionis intellectualis doctrina ab ontologismi nota vindicata, Mainz 1867.

[16] Insigne medievista, archivista, studioso della mistica tedesca e di Lutero, Heinrich-Suso Denifle O.P. (1844-1905), nel settembre del 1861 entrò nel convento di Sant’Anna di Graz (Austria) per essere accolto nell’Ordine dei Frati Predicatori e come compagno degli ultimi mesi di noviziato ebbe Franz Brentano, ammesso nella stessa comunità il 18 giugno 1862 con il nome di Frater Angelicus e uscitone il 25 settembre dello stesso anno propria voluntate. Sul suo controverso, ma in ogni caso decisivo, contributo alla Lutherforschung, cfr. l’autorevole giudizio di uno studioso di Lutero e storico della Chiesa, già docente di Kirchen-und Dogmengeschichte presso l’Università di Hamburg, come B. LOHSE, Martin Luther. Eine Einführung in sein Leben und sein Werk, München, C. H. Beck’sche Verlagsbuchhandlung, 1981, pp. 241-242 :«Beispiele der traditionellen Vorurteile gegen Luther bieten noch die grossen Luther-Darstellungen von dem Dominikaner H. Denifle und dem Jesuiten H. Grisar zu Anfang des 20. Jahrhunderts. Dabei hat Denifle zugleich der Lutherforschung ausserordentlich wichtige Impulse gegeben: er hat eigentlich als Erster die Frage nach dem reformatorischen Neuen im Vergleich mit dem Mittelalter wissenschaftlich gestellt und erörtert…Die Schärfe und Leidenschaft der Polemik gegen Luther hat den wichtigen Beitrag, den Denifle trotzdem geleistet hat, in den Hintergrund treten lassen». Da parte cattolica, poi, si veda R. GARCIA VILLOSLADA, Radici storiche del luteranesimo, Brescia, Morcelliana 1979, p. 11: «Il nome di Heinrich S. Denifle (1844-1905) deve figurare in ogni storiografia riguardante Lutero e il luteranesimo. Il suo libro, tanto erudito quanto violento e appassionato, apparso nel 1904, apre il sipario sul Medioevo, facilitando così lo studio delle radici teologiche del luteranesimo, ma rimase sfortunatamente incompiuto per la morte dell’autore». Anche O. H. Pesch, nel suo lavoro Hinführung zu Luther, Mainz, Matthias Grünewald 1982, p. 83, riconosce ampiamente i meriti di Denifle per quanto riguarda lo studio delle fonti medioevali di Lutero, e infatti afferma che «…schon 1906[?] konnte Heinrich Denifle schadenfroh feststellen :”Die protestantische Theologen sind bis heute weder über die Genesis von Luthers nachmaligem Abfall noch über den Zeitpunkt desselben auch nur irgendwie ins Reine gekommen”. Mit dieser Bemerkung, die ihrerseits bereit das Fazit der Diskussion in der zweiten Hälfte des 19. Jahrhunderts zieht, setzt eine neue Diskussion ein, die immer noch nicht beendet ist, geschweige denn ein allseits angenommenes Ergebnis gezeigt hätte».

[17] Su Marty, cfr. O. KRAUS, Anton Marty. Sein Leben und seine Lehre, Halle 1916; poi L. ALBERTAZZI, Anton Marty (1847-1914), in L. ALBERTAZZI, M. LIBARDI e R. POLI, The School of Franz Brentano, op.cit., pp.83-108.

[18] J. HASENHUSS, Herman Schell als Wegbereiter zum II. vatikanischen Konzil. Sein Briefwechsel mit Franz Brentano und Nachschriften seiner Vorlesungen über Friedrich Nietzsche, über christliche Kunst und über Fundamentaltheologie, Paderborn, Schöningh 1978, p. 16.  Herman Schell (1850-1906) viene ormai quasi com11unemente considerato come un precursore del Concilio Vaticano II. Dal 1870 studiò all’Università di Würzburg, sotto la guida di Franz Brentano; conseguì però il dottorato a Freiburg i. Br., nel 1872, con una tesi dal titolo Über die Einheit des Seelenlebens aus den Prinzipien der aristotelischen Philosophie. Egli «hörte Brentanos philosophische, psychologische, metaphysische und geschichts-philosophische Vorlesungen, trat mit ihm persönlich und brieflich in Kontakt und wurde so auch belastet mit seinen Problemen und Zweifeln über Glaube, Inkarnation und Trinität, wie das auch die anderen Brentano-Schüler C. Stumpf und A. Marty gestehen» (J. HASENFUSS, Herman Schell als Wegbereiter zum II. Vatikanischen Konzil, p.16).

[19] J. NETTESHEIM, Christoph Bernhard Schlüter und Franz Brentano. Zwei unbekannte Briefe Brentanos, art.cit., p. 285.

[20] Lettera di Ch. B. Schlüter alla sorella Therese del 23 maggio 1859, cit. in J. NETTESHEIM, cit., p. 285. Per questo motivo, viene raccomandato da Luise Hensel a Christoph Bernhard Schlüter (1801-1884). Su Schlüter e gli inizi della Neoscolastica in Germania, cfr. J. HÖFER, Zum Aufbruch der Neoscholastik im 19. Jahrhundert: Christoph Bernhard Schlüter, Franz von Baader und Hermann Ernst Plassmann, in „Historisches Jahrbuch“, 72, 1953, pp. 410-432; poi J. NETTESHEIM, Christoph Bernhard Schlüter über Franz Xaver von Baader, in „Philosophisches Jahrbuch“, 65, 1957, pp.245-250. Schlüter viene considerato „einen Wegbereiter für die westfälischen Neuscholastiker Plassmann und Kleugten“ (P. WALTER, Die neuscholastische Philosophie im deutschsprachigen Raum,  p. 132).

[21] J. NETTESHEIM, Christoph Bernhard Schlüter und Franz Brentano. Zwei unbekannte Briefe Brentanos, p. 284; poi J.NETTESHEIM, Luise Hensel und Christoph Bernhard Schlüter. Briefe aus dem deutschen Biedermeier: 1832-1876, Verlag Regensburg, Münster, 1862, p.197, dove viene riportata una lettera di Luise Hensel a Schlüter, datata Wiedenbrück, 28 aprile 1859, in cui gli si raccomanda il giovane Franz Brentano, e si dice che “in den nächsten Tagen nach Münster kommt, um dort ein Semester zu studieren”.

[22] Nello scrivere a Schlüter, in una lettera datata 2 giugno 1861, Brentano così si ricorderà della sua permanenza a Münster: “Sie haben mir während meines Aufenthaltes in Münster so viele Güte und Freundlichkeit erwiesen, dass ich Ihnen nie genug dafür danken kann”(J.NETTESHEIM, Christoph Bernhard Schlüter und Franz Brentano. Zwei unbekannte Briefe Brentanos, in „Zeitschrift für Philosophische Forschung“, 2, 1962, p.284).

[23] Lettera a Luise Hensel, del 21 giugno 1861, da Münster, in J.NETTESHEIM, Luise Hensel und Christoph Bernhard Schlüter. Briefe aus dem deutschen Biedermeier: 1832-1876, Verlag Regensburg, Münster, 1862, p.232.

[24] J. NETTESHEIM, Christoph Bernhard Schlüter und Franz Brentano. Zwei unbekannte Briefe Brentanos, art .cit., p.285.

[25] Ibidem.

[26] J.NETTESHEIM, Luise Hensel und Christoph Bernhard Schlüter. Briefe aus dem deutschen Biedermeier: 1832-1876, p.241.

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